Sto guardando una vecchia foto di mio padre, probabilmente della fine del 1944. Ha 21 anni, magrissimo e sorridente. Ha in mano una bandiera rossa (secondo i suoi ricordi, perché la foto, apparsa su un giornale italiano della zona liberata, è tagliata all’altezza del bastone della bandiera). A tracolla un enorme fucile (un ’91, secondo lui). E sul capo una “bustina” bianca, con la stella rossa. Scattata quasi sicuramente a Lissa, dove, con altri 170 italiani del “Battaglione Antonio Gramsci“, combatteva nella Brigata Proletaria Dalmata, a fianco dei “titini” (come li chiamano i fascisti di tutte le risme) jugoslavi, contro i nazisti e gli ustascia croati. Mentre la guardo giungono le notizie dal TG. Dicono che in Austra l’estrema destra ha superato il 35% dei voti. Parlano dei commenti di altri “leader” dell’estrema destra europea, da Salvini alla Le Pen, che sorridono soddisfatti. Sto aspettando le notizie dei risultati delle elezioni in Serbia, dove è prevista la vittoria della destra “moderata”, ma con un probabile successo relativo anche dell’estrema destra “cetnik” (quella che Tito avrebbe dovuto spazzar via una volta per tutte nel ’45, insieme agli ustascia, ai battaglioni filonazisti dei bosniaco-musulmani, ecc.). Il mio vecchio è morto più di 14 anni fa, e quindi non può commentare ed amareggiarsi. Un’estrema destra ormai in quasi tutti i paesi oltre il 20% (come in Italia, tra Lega, FdI-AN e gruppuscoli deliranti come FN o Casa Pound), a volte oltre il 25 o il 30. Non li avete spazzati via definitivamente voi, caro il mio vecchio, oltre 70 anni fa. Non ci siamo riusciti nemmeno noi, 40 anni fa. Li abbiamo messi in difficoltà, questo sì. Per decenni hanno dovuto vivacchiare, emarginati come appestati. Con le loro sedi semi-clandestine, che bruciavano spesso (ogni volta che un compagno veniva ammazzato, per esempio), con le difficoltà che incontravano ogni volta che mettevano il muso fuori dai loro covi, anche solo per un volantinaggio. Ma alla lunga, il ventre, ancora fecondo, del tardo-capitalismo in crisi sta partorendo mostriciattoli ripugnanti sempre più numerosi e vitali. Non ho voglia di fare delle analisi, di tentare spiegazioni, di indicare colpe. Ho solo voglia di chiedermi: valeva la pena, vecchio mio, di rischiare la pelle, la tortura, di patire quella fame di cui mi hai tanto parlato? Rifletto, con quella lucidità che a volte solo la tristezza permette. E mi rispondo, ancora una volta, di sì. Ancora una volta, come nel ’19-’20, nel ’36-’39, nel 1945, nel luglio 1960, nel maggio 1974, nell’agosto 1980: NO PASARÁN! Buon 25 aprile, vecchio!

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