A Parigi mentre gli studenti e le studentesse del comitato di mobilitazione dell’Università Paris 8 iniziavano un’assemblea dopo una giornata di mobilitazione contro la legge sul lavoro presentata il mese scorso dalla neo ministra Myriam El Khomri, una specie di “Jobs Act francese”, la polizia ha effettuato una forte azione repressiva caricando i ragazzi e le ragazze e arrestando decine di persone, tra cui uno studente italiano.
Manifestiamo tutta la nostra solidarietà agli arrestati e alle arrestate, ai manganellati e alle manganellate, e chiediamo la liberazione immediata e senza conseguenze legali di Marco, lo studente italiano di Paris 8, e di tutte le altre persone arrestate.
Pubblichiamo di seguito il comunicato del comitato di mobilitazione dell’Università Paris 8
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Il Comunicato del comité de mobilisation de l’Université Paris 8:
Contro la repressione e la violenza poliziesca del 17 marzo, chiediamo la liberazione immediata dei/lle nostr* compagn* in lotta!
Il comitato di mobilitazione dell’Università Paris 8 in sciopero, si è riunito il 18 marzo per denunciare le gravissime azioni delle forze dell’ordine che hanno avuto luogo il 17 marzo nei pressi e dentro la sede universitaria Tolbiac, a seguito di una giornata di mobilitazione contro la legge sul lavoro che ha visto scendere in piazza più di 15.000 persone.
Le gravissime azioni contro i manifestanti hanno come obiettivo quello di reprimere con la forza un movimento di contestazione politica e di screditarlo attraverso una manovra poliziesca e repressiva. Molte persone sono state arrestate e poste in stato di fermo e numeros* student* sono rimast* ferit*.
In seguito all’arrivo del corteo che chiedeva il ritiro della legge sul lavoro, ieri sera a Place d’Italie, un gruppo di student* di Paris 8 si sono dirett* verso Tolbiac, facoltà presso la quale era stato vietato lo svolgimento dell’assemblea conclusiva del corteo, prevista alle ore 18.
In un primo momento la polizia ha bloccato tutte le uscite della piazza e circondato i manifestanti, per poi però lasciarli passare. L’edificio di Tolbiac era stato chiuso dalla mattina, così come molte altre sedi universitarie. Circa 60 manifestanti sono passati davanti alle forze dell’ordine che senza intervenire li hanno lasciati entrare nell’edificio da un ingresso situato in via Baudricourt, aperto precedentemente da una persona dell’amministrazione universitaria. Sono riuscit* a raggiungere l’anfiteatro. Qualche minuto più tardi, le forze dell’ordine hanno bloccato l’ingresso in questione e si sono preparati a dare l’assalto. Penetrate nell’edificio, hanno forzato la porta dell’anfiteatro e hanno iniziato ad evacuare gli studenti, colpendoli col manganello al loro passaggio benché fossero tutt* disarmat* e non chiedessero che di poter uscire con calma dall’edificio. Questo stesso gruppo di studenti si è ritrovato, all’esterno dell’edificio, bloccato tra due cordoni di celerini. Una prima apertura dei cordoni ha permesso ad alcun* student* di uscire. In seguito, per tutt* gli/le altr*, le forze dell’ordine hanno proposto di lasciarli passare solo se avessero mostrato un documento, cosa che gli/le student* hanno rifiutato in blocco. Alla fine, gli/le student* sono stati lasciati andare in piccoli gruppi, dopo essere stati ripresi dalle telecamere della polizia.
Perché la porta laterale era stata lasciata aperta? L’obiettivo era quello di far cadere in trappola gli/le student* ed esasperare la violenza dalla loro parte? Ma le violenze, a conferma della regola, sono venute solo da parte delle forze dell’ordine.
All’esterno dell’edificio si sono radunate circa 300 persone manifestando il loro dissenso riguardo il non essere potuti entrare dopo il primo gruppo, e molti abitanti del quartiere si sono uniti al presidio, manifestando la loro disapprovazione di fronte agli avvenimenti in corso sotto i loro occhi. Anche qui un dispiegamento impressionante di forze dell’ordine non ha esitato a colpire coi manganelli manifestanti e cittadini mentre protestavano contro le aggressioni agli studenti. La polizia ha persino distrutto o sequestrato apparecchi fotografici e telefoni portatili utilizzati per filmare le violenze.
Chiediamo la liberazione immediata e senza conseguenze legali o sanzioni di Marco, studente di Paris 8, e di tutte le persone arrestate, e riaffermiamo la nostra determinazione a lottare contro il progetto della legge sul lavoro, fino al suo ritiro.
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