Il Comitato Centrale della Fiom ha dichiarato “incompatibili” con lo Statuto della Cgil e, di conseguenza, “scomunicato” una ventina di suoi iscritti, la stragrandissima maggioranza dei quali rappresentanti sindacali e dirigenti, attivi in tre fabbriche Fca (come si chiama adesso la Fiat) importanti del Centro-Sud (Termoli, Melfi e Chieti).
La decisione è stata presa perché questi lavoratori avevano costituito un Coordinamento di lotta nel gruppo Fiat del Centro-Sud insieme a rappresentanti sindacali militanti nei sindacati di base e avevano promosso lotte contro il parere del sindacato di Landini.
La scomunica comporta la decadenza dal ruolo di rappresentante e dirigente sindacale e la diffida a partecipare a conferenze-stampa, mobilitazioni, assemblee, presidi, manifestazioni e scioperi che non siano promossi dalla Cgil.

Secondo i Cobas di Pisa, si tratta di un arbitrio del sindacato-istituzione, del sindacato-padrone, sempre più avversario, se non nemico, dell’autonomia di pensiero, di progetto, d’iniziativa della base e delle sue espressioni combattive e d’avanguardia, interne ai luoghi di lavoro, che appartengano alla Cgil o al sindacalismo di base”.
“Soprattutto, quando queste componenti riescono finalmente a unirsi tra loro e ad aprire – si legge ancora – in un momento tutt’altro che felice come questo, spiragli di lotta, come sta succedendo proprio nei tre stabilimenti Fiat del Centro-Sud, attraversati, soprattutto quello di Termoli, da scioperi massicci, proclamati dai rappresentanti sindacali interni che aderiscono al Coordinamento”.

Scioperi, sconfessati dalla Fiom locale e da quella nazionale, la quale, “dopo la sceneggiata da sindacato conflittuale messa in onda da Landini in televisione, ormai marcia a rimorchio del sindacalismo confederale più complice della Confindustria e del governo, il sindacalismo delle signore Camusso e Furlan, segretarie generali di Cgil e Cisl, e del signor Barbagallo, segretario saltimbanco della Uil”.

Secondo i Cobas di Pisa, l’Accordo interconfederale del 28 giugno 2011, il Protocollo interconfederale d’intesa del 31 maggio 2013, il Testo Unico interconfederale sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014, “oltre che concedere alle imprese accordi aziendali in deroga peggiorativa al contratto nazionale, stabilivano/stabiliscono che il diritto sindacale di esistere e di contrattare appartiene soltanto ai tre moschettieri del padrone e che il sindacalismo di base e i lavoratori combattivi, aldilà della loro appartenenza sindacale, hanno solo da adeguarsi o, in alternativa, da essere cacciati all’inferno”.

Per non parlare del diritto di sciopero, “un concetto ormai bandito dalla sfera dell’iniziativa confederale, a meno che non serva a farne, con periodicità ormai rituale, un uso ingannevole, come un fiore da mettersi all’occhiello da parte di dirigenti di un sindacalismo degenerato”.

Di fronte ai diktat di Camusso e Landini, a Pisa si è costituito il “Comitato per la reintegrazione di Sandro Giacomelli”, operaio rappresentante dei Cobas nell’appalto del magazzino Piaggio di Pontedera (PI), licenziato a dicembre per la sua attività sindacale. La nascita del Comitato è stata possibile grazie all’impegno di militanti e attivisti de “Il sindacato è un’altra cosa-Opposizione Cgil”, dei Cobas e di altre realtà sindacali organizzate. Questa è la migliore risposta alla delegittimazione e al tentativo di umiliazione dei rappresentanti sindacali in Fiat da parte di Cgil e Fiom.
“Dappertutto, la risposta da costruire – concludono i Cobas – è l’unità dei lavoratori e delle lavoratrici, per denunciare il ruolo delle burocrazie, anzi dei gruppi di autentico potere assoluto che hanno nelle loro mani i sindacati confederali, i quali non esitano a trattare come nemici i lavoratori ribelli: per aprire una stagione di diffusa aggregazione e di lotta dal basso, perché in concreto si materializzi una prospettiva di organizzazione conflittuale di massa”.


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