Fiori e candele davanti all’ambasciata

La brutale uccisione del giovane ricercatore italiano ha sollevato l’indignazione di amici e attivisti egiziani. In 500 si sono radunati nel pomeriggio davanti all’ambasciata italiana al Cairo per portare fiori e chiedere giustizia. Un atto pubblico coraggioso visto l’inasprirsi del clima repressivo in questi giorni. L’iniziativa è stata organizzata dal gruppo The Janunarians, i ragazzi del «25 gennaio 2011», quello della rivolta contro il regime di Mubarak, che l’hanno anche rilanciata su Facebook, con queste parole: «Giulio Regeni è uno di noi. È morto uno di noi . Ci raccoglieremo con fiori per Giulio questo sabato alle 16». In contemporanea dall’altra parte del Nilo si svolgeva una dimostrazione «simbolica per tutti quelli che sono stati rapiti e torturati». Giulio «era sempre più preoccupato dai frequenti arresti di giovani egiziani» da parte delle forze di sicurezza, ha detto in condizioni di anonimato, un amico del giovane italiano presente al sit in davanti alla sede diplomatica. «Giulio è morto per una causa che ci riguarda tutti, la libertà di pensiero, di parola, di manifestazione». «Ciò che mi fa più male – ha proseguito – è il pensiero che sia stato ucciso per l’amore che aveva per noi egiziani». Presente anche Sally Toma, nota attivista e psichiatra: «Giulio era qui per combattere per i diritti dei lavoratori egiziani e per la rivoluzione egiziana. Il minimo che possiamo fare è stare qui e dire che lo consideriamo uno di noi. Sfortunatamente è morto nello stesso modo in cui ogni giorno muoiono tanti egiziani», ha aggiunto.

Dal Corriere on-lineff50350bb666b0068f0f6a7067003b42_MGTHUMB-INTERNA.jpg

 


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