Dal sito Il marxismo libertario:
Una democrazia già fragile, uscita incrinata dalla guerra fredda e entrata fiacca nella globalizzazione, adesso rischia il peggio.
La legge elettorale truffaldina del 2005 – proprio uno dei suoi confezionatori la chiamò «porcata» – è stata spazzata via dalla Corte costituzionale, ma ecco che la maggioranza parlamentare eletta proprio con quelle norme, una maggioranza che a sua volta si regge su un voto minoritario, su una parte della magra fetta dell’elettorato che è andata a votare, vuole cambiare di nuovo proprio la legge elettorale, e senza seguire i principi dettati dalla stessa Corte costituzionale.
Un governo sostenuto dalla fiducia di pochi spinge una modifica della Costituzione che riduce la partecipazione democratica. Propongono un ibrido furbo, un esile guscio di rappresentanza popolare con una polpa oscura: due camere, ma solo una è elettiva, benché figlia di un voto distante dalla partecipazione della cittadinanza. L’altra si chiama ancora Senato, ma i componenti non sono più elettivi; vengono individuati dagli enti locali, sulla base di logiche che in questo momento non sono esplicitate, ma che fanno indovinare basse manovre e stretti interessi delle segreterie di partito, o delle segreterie senza neppure un partito. Consiglieri regionali e sindaci, non dispensati dalle funzioni, riceverebbero in aggiunta la carica di senatore: non si sa dove troverebbero il tempo per un onere che – almeno a parole – dovrebbe essere gratuito, mentre di sicuro troverebbero sulla loro strada i legami e le clientele che fanno parte dell’andamento degli uffici locali, dove restano incardinati.
Insomma, ci si lamentava per i troppi incarichi alle stesse persone? Arriva un doppio incarico istituzionalizzato, un conflitto di interessi permanente, gabbato per risparmio solo perché mette i costi in nero, scaricandoli nella contabilità occulta del malaffare. Sulle modalità di selezione di questa tribù di doppiosederi, per prudenza la proposta è arcana – «I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio» – e per i dettagli rinvia a una legge ordinaria, che ovviamente non si conosce. Il meccanismo di «tolgo questo che hai», in cambio di «eccoti quello che non c’è», è vistoso, sembra un misero trucco, ma da mesi la maggioranza governativa cerca di nasconderlo con una cortina fumogena. Il giornalismo non aiuta a capire meglio, visto com’è ridotto. In dieci anni, nel «World Press Freedom Index» l’Italia è scesa dal 42° al 73° posto, scavalcata dal Senegal, da Santo Domingo e dalla Mongolia.
Tutto il lungo articolo: http://stefano-santarelli.blogspot.it/2016/01/in-nome-del-popolo-lontano-di-luca.html#more
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