Dopo i decreti più immediati (quelli sulla pace, sulla terra e sulla costituzione del “governo” dei Soviet), il Consiglio dei Commissari del popolo approvò numerosi altri decreti. Ne ricordiamo alcuni (senza riportali integralmente, poiché ci vorrebbero pagine e pagine.

1) Il decreto che nazionalizzava, senza indennizzo, tutte le banche private, e creava un’unica banca centrale di proprietà del popolo (tramite lo stato)

2) Il non riconoscimento dei debiti contratti dal governo zarista, con immediata sospensione dei pagamenti ai creditori (in genere la banche dei principali paesi imperialisti, in particolare francesi).

3) Il decreto che stabiliva il controllo operaio sulle fabbriche, con diritto di veto sulle decisioni dell’impresa da parte dei lavoratori. La proprietà privata delle fabbriche non era, per il momento, abolita, ma ovviamente questo decreto era percepito dalla classe capitalista come un’intollerabile intromissione nel “sacrosanto” diritto di proprietà: per essi, era di fatto un “consegnare le fabbriche nelle mani dei soviet degli operai”. Veniva stabilito il limite massimo di 8 ore per la giornata lavorativa (primo paese nel mondo, dopo Australia e Nuova Zelanda).

4) La totale uguaglianza tra uomo e donna, con riconoscimento del diritto al divorzio, all’aborto, ecc. (oltre ai diritti già riconosciuti dopo la rivoluzione di febbraio, come quello di voto)

5) L’introduzione del monopolio statale sul commercio estero.

6) Lo scioglimento della polizia e di tutti i corpi repressivi, sostituiti dalle milizie operaie e dalla Guardia Rossa

7) Il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione per tutti i popoli facenti parte dell’ex impero zarista, fino all’indipendenza, se ritenuta necessaria dai popoli in questione. In particolare tale diritto venne riconosciuto alla Finlandia, all’Estonia, alla Lettonia, alla Lituania, alla Polonia, all’Ucraina, alla Georgia, all’Armenia.

8) La totale separazione tra lo Stato e la Chiesa ortodossa, i cui beni vennero espropriati senza indennizzo.

9) L’abrogazione del vecchio ordinamento giudiziario e la conseguente creazione di Tribunali Popolari Rivoluzionari elettivi.

10) L’abolizione della diplomazia segreta nei rapporti internazionali, con conseguente pubblicazione dei trattati segreti stipulati dai vari governi con la Russia zarista.

11) Il riconoscimento di tutti i diritti (compreso quello di cittadinanza) dei cittadini russi agli stranieri che risiedevano sul territorio della Repubblica per motivi di lavoro, purché appartenenti al proletariato (escludendo cioè i capitalisti, i faccendieri, ecc. che risiedevano in Russia “per affari”).

Ricordiamo inoltre che il II congresso panrusso dei Soviet, tenutosi tra il 7 e il 9 novembre 1917 (nei giorni dell’insurrezione), elesse un Comitato Esecutivo composto di Bolscevichi (in maggioranza), di Social-rivoluzionari di sinistra, di menscevichi internazionalisti (frazione di sinistra dei menscevichi), di anarchici e di altri piccoli gruppi rivoluzionari. Alla fine di novembre venne eletto un nuovo Consiglio dei Commissari del Popolo (sempre presieduto da Lenin), composto da bolscevichi e da SR di sinistra.

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